Birmania con i bambini

La Birmania si trova in Asia e confina con l’India, il Laos, la Cina e la Thailandia. Si dice Birmania o Myanmar? Nel 1989 il governo militare ha cambiato la denominazione ufficiale da Unione Federale Birmana in Myanmar. Nonostante quest’ultimo sia il nome ufficiale, entrambe le denominazioni vengono utilizzate nel linguaggio corrente. Il periodo migliore per intraprendere un viaggio in Birmania con i bambini è tra novembre e febbraio, quando non è troppo caldo e le precipitazioni sono minime.

La Birmania è uno stato molto “genuino” in cui si incontrano ovunque persone gentili e sorridenti. Ma è anche uno stato molto povero e lacerato dai propri conflitti, costituiti da guerre civili e dittature militari. Nel 1948 la Birmania ha ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito: dopo un breve periodo di democrazia, nel 1962 c’è stato un colpo di stato che ha imposto per 26 anni le così dette “politiche socialiste birmane” che hanno portato alla nazionalizzazione delle industrie, al proibizionismo e alla soppressione dei partiti politici.

La Birmania è un paese sicuro?

Birmania con bambini
Bambina sul lago Inle

Negli ultimi anni in Birmania si è verificato un sempre più crescente processo di democratizzazione che ha portato ad una maggiore sicurezza interna ed alla stipula di accordi con buona parte dei gruppi armati. Nonostante l’apertura, anni di oppressione ed isolamento dal resto del mondo hanno reso la Birmania un paese povero e tale povertà è visibile ovunque si vada, anche nelle zone più turistiche.

Ad oggi la Birmania è un paese sicuro e vale di certo la pena visitarlo con i bambini: non ho mai percepito alcuna sensazione di pericolo, anzi, mi sono lasciata letteralmente travolgere dalla gentilezza e dal sorriso di ogni singola persona che ho incontrato. Chiaramente bisogna essere attrezzati ed organizzare bene il viaggio, prevenendo ogni rischio.

Organizzare il viaggio

Processione dei giovani monaci

Noi abbiamo organizzato il viaggio in Birmania autonomamente, appoggiandoci ad un tour operator locale che si chiama “Silk Road to Asia”. La nostra referente parlava molto bene l’italiano ed in tal modo abbiamo ridotto al minimo eventuali incomprensioni. Abbiamo scelto un tour privato (eravamo in 6 con 2 bambini di 8 e 9 anni) con una guida che parlava in italiano, in modo che anche i bambini potessero seguire. La stessa guida ci ha seguito per tutto il tour, accompagnandoci anche nei voli interni (tranne al mare!).

Con questo tour operator ci siamo trovati benissimo: abbiamo ricevuto un’ottima assistenza sia prima che in loco e quindi io lo consiglio caldamente. Il tour operator si è occupato di tutto (alberghi, trasporti e voli interni), mentre noi abbiamo acquistato unicamente il volo intercontinentale con la Thai (Milano-Bangkok e poi Bangkok-Yangon). Appena arrivati all’aeroporto di Yangon siamo stati subito accolti dalla nostra guida: Renzo (non ho idea di come si pronunciasse il suo vero nome, ma lui ci ha chiesto di chiamarlo così!). E’ stato feeling a prima vista per tutti!

Serve il visto turistico per visitare la Birmania? Dall’ottobre 2019 non è più necessario inviare il passaporto per ottenenere il visto d’ingresso. I visitatori di molte nazionalità (incluse quella svizzera e quella italiana) possono fare il visto online sul sito ufficiale, almeno 3 giorni prima del vostro viaggio: https://evisa.moip.gov.mm/.

Cosa vedere in Birmania con bambini: itinerario

inle case
Case su palafitte in Birmania

Il viaggio in Birmania è stato un viaggio “tosto” per i bambini: spesso ci siamo dovuti svegliare all’alba ed i ritmi sono stati piuttosto serrati, nonostante la vacanza sia durata 15 giorni. Tuttavia i bambini si sono divertiti moltissimo e non si sono mai annoiati né lamentati. Abbiamo visitato realtà diversissime dalle nostre e ci siamo immersi in una cultura totalmente diversa…ed è proprio questo il senso ed il valore aggiunto di ogni viaggio. Questo è stato il nostro itinerario:

  • Yangon – 2 giorni
  • Loikaw (Pan Pet) – 2 giorni
  • Lago Inle – 2 giorni
  • Mandalay – 2 giorni
  • Bagan – 2 giorni
  • Ngapali – 5 giorni

”Il modo migliore per capire il mondo è vederlo da un maggior numero di angolazioni possibili” (Ari Kiev).

Yangon, la frenetica capitale – 2 giorni

Come prima cosa abbiamo visitato il centro della città: Yangon è la più grande città della Birmania, di cui è stata la capitale fino al 2005 (la capitale attuale è Naypydaw). E’ una città caotica e cosmopolita. Quello che più mi ha colpito è la sua contraddittorietà: edifici vecchi e fatiscenti si trovano accanto a palazzi moderni. Alcune zone appaiono in pieno degrado mentre altre sfoggiano prati ben tenuti, fontane e viali alberati. In questo calderone urbano disorganico la vita scorre frenetica.

I mercati locali

Da vedere assolutamente i mercati locali, tra i cui meandri si trova di tutto. In particolare meritano una foto le bancarelle che vendono il cibo. Si può trovare pesce appena pescato che si muove ancora, pesce secco, carne e polli che vengono “macellati” sotto i vostri occhi ma anche cibo non ben identificato già cotto e pronto da servire. Non abbiamo assaggiato nulla ma non ci siamo certo dovuti trattenere: gli odori, per noi occidentali, non erano affatto invitanti!

Pagoda Shwedagon Paya

In serata, all’ora del tramonto, abbiamo visitato un luogo meraviglioso: la pagoda Shwedagon Paya. Questa pagoda rappresenta l’emblema della città. La grandiosa cupola dorata centrale si innalza di 98 metri ed è ricoperta da 60 tonnellate di oro puro, che viene sottoposto ogni anno a nuova doratura. Questo stupa scintillante è visibile da ogni qualsiasi punto della città. Durante la visita abbiamo partecipato alla cerimonia di accensione delle candele ed è stata una esperienza davvero suggestiva. Benchè dal punto di vista religioso non fossi coinvolta, tuttavia è un luogo che emana una fortissima spiritualità.

Yangon Circular Railway 

Il giorno successivo abbiamo deciso di fare un’esperienza piuttosto insolita, per immergerci in pieno nella realtà del luogo: abbiamo preso il treno! Siamo saliti su un treno locale (circular train), sporco e vecchio, che procedeva lentamente con le porte aperte. Ma pullulava di vita vera: abbiamo incontrato un coloratissimo gruppo di monache bambine, sorridenti e vestite uguali, persone che, nell’indifferenza generale, trasportavano sul treno gli oggetti più improbabili ed anche delle venditrici che si aggiravano tra le varie carrozze trasportando la merce sulla propria testa.

Tra queste mi ha colpito una donna che portava un enorme cesto di verdure, legumi e salsine varie: se qualcuno era interessato, si sedeva su uno sgabellino e preparava seduta stante l’insalata che poi serviva in sacchetti di plastica trasparente… et voilà, il pranzo è servito! Devo dire che i birmani sono persone aperte e disponibili; non hanno problemi nel farsi fotografare e sono ben disposti nei confronti dei turisti che li osservano curiosi.

Crociera sul fiume Yangon

Verso l’ora del tramonto abbiamo partecipato a una crociera sul fiume Yangon ed abbiamo cenato sulla barca: abbiamo visto un meraviglioso tramonto infuocato sul fiume, mentre i bambini gettavano del cibo ai gabbiani. Una serata bellissima!

Loikaw (Pan Pet) – 2 giorni

Mercato a Loikaw

Il terzo giorno ci siamo svegliati all’alba e abbiamo preso il volo diretto a Loikaw. Abbiamo scelto di visitare questo luogo, che di norma non viene proposto nei tour organizzati, proprio per immergerci totalmente negli usi e costumi dell’etnia locale, andando alla scoperta di un popolo cordiale ed ospitale, accompagnati da membri della comunità locale orgogliosi di mostrare ai visitatori il loro modo di vivere.

Il nostro tour operator (“Silk Road to Asia”) collabora con realtà locali in progetti di turismo solidale per la promozione di queste aree, che sono state colpite dalla violenza della guerra ai tempi della giunta militare. Molte famiglie che durante la guerra erano sfollate in Thailandia stanno lentamente rientrando nei villaggi d’origine.

Il villaggio di Salong Kana

Abbiamo visitato il villaggio di Salong Kana, uno dei 5 villaggi della comunità Pan Pet, patria dell’etnia e della cultura Kayah, chiamato anche popolo delle “donne dai lunghi colli”. Tale etnia si distingue grazie agli anelli d’oro o di rame che adornano il collo, i polsi e le caviglie di alcune delle loro donne. Dopo avere pranzato in una casa locale abbiamo visitato altre abitazioni ed abbiamo incontrato alcune famiglie: alcune donne indossavano gli anelli che le hanno rese “famose” e vendevano loro creazioni artigianali.

Una delle donna di Salong Kana

L’incontro che mi ha emozionato di più, però, è stato quello con una donna della comunità che, dopo molti anni, ha deciso di rimuovere gli anelli che portava dall’età di 5 anni. Inizialmente si vergognava della scelta fatta, ma oggi si racconta con sguardo fiero ai turisti che sono interessati alla sua storia. La giornata è terminata con un ruspante giro su un aratro trainato dai buoi sulle polverose stradine del villaggio: i bambini si sono molto divertirti, noi adulti invece non vedevamo l’ora di arrivare!

I longy e la pagoda Thiri-Mingalar-Taungkwae

Sulla via del ritorno ci siamo fermati a visitare una fabbrica di tessuti in cui vengono prodotti i famosi “longy”. Si tratta di una specie di pareo dai colori bellissimi, stretto in vita e lungo fino ai piedi, che viene indossato normalmente sia dalle donne che dagli uomini Birmani. All’ora del tramonto ci siamo recati a visitare la pagoda Thiri-Mingalar-Taungkwae, che si erge su una collina in arenaria da cui si gode di una meravigliosa vista sulle montagne circostanti.

Il mattino successivo abbiamo avuto l’opportunità di visitare un monastero in cui vivono monaci buddhisti ed abbiamo assistito al momento in cui si sono riuniti per consumare il pranzo. La guida ci ha spiegato che i monaci sono soliti svegliarsi all’alba, per meditare. L’ultimo pasto solido viene consumato intorno alle 10,30-11,00; dopo tale orario possono essere assunti soltanto liquidi, per non essere appesantiti durante la meditazione. Ecco perché sono tutti così magri!

Alla scoperta del Lago Inle – 2 giorni

Inle - Birmania con bambini
Navigando sul lago Inle

Questa giornata è stata a dir poco particolare: dopo un breve trasferimento in auto siamo giunti a Phaekon e da qui, dopo avere caricato le nostre valige sulle tipiche imbarcazioni in legno che somigliano a delle gondole, abbiamo affrontato un viaggio di circa 5 ore (con un paio di soste, per fortuna!)  su queste “barchette”, percorrendo i canali dalla diga di Mowbye fino a raggiungere la parte sud del lago Inle.

La navigazione sul lago Inle

Vi do un consiglio: copritevi bene! In barca il vento si sente eccome! Inoltre sul Lago Inle la temperatura è di molto inferiore rispetto ad altre zone della Birmania, con una grande escursione termica. Di giorno il sole è caldo e la temperatura è elevata, ma di sera e al mattino le temperature si abbassano drasticamente. Sulla barca sarebbe stato meglio indossare un piumino… che però si trovava in valigia! Risultato: io mi sono beccata un raffreddore “aggressivo” e mia figlia due giorni dopo ha avuto la febbre 39. Quindi copritevi e non fatevi fregare!

Detto questo, il Lago Inle è un luogo magico ed offre scorci davvero meravigliosi! Qui abitano circa 150.000 persone, la maggior parte delle quali vivono in palafitte sulle isole galleggianti formate dalla vegetazione. Lungo la strada ci siamo fermati a Samkar per visitare le rovine di antichi stupa e per visitare i laboratori di produzione di un alcol locale, prodotto dalla fermentazione del riso.

I pescatori Inthas

pescatore Inthas birmania
Un pescatore Inthas

Passando con la barca si assistono ad intense scene di vita locale: donne che lavano i panni nel lago, che lavano i piatti, persone che si lavano (sempre nel lago!), incuranti di tutte le barche che passano. Si possono inoltre vedere i giardini galleggianti ed i famosi pescatori Inthas che conducono le loro imbarcazioni stando in piedi a poppa reggendosi su una sola gamba, mentre con l’altra gamba tengono il remo.

Natale in Birmania su una palafitta

L’albergo in cui abbiamo soggiornato era raggiungibile solo con la barca e le camere erano tutte palafitte: davvero bellissimo (anche se la notte in stanza si gelava!). Il giorno successivo era Natale. Abbiamo trascorso la giornata gironzolando in barca sul lago Inle visitando alcune suggestive pagode ed anche il tempio del gatto. Un tempio pieno di gatti, un paradiso per me che li amo da morire!

Il nostro pranzo Natalizio è stato davvero surreale: anziché il solito pranzo infinito con troppe portate, abbiamo consumato un tipico pranzo birmano preparato da una famiglia locale in una casa galleggiante, con una vista meravigliosa sul lago Inle. Il cibo era sicuro e non abbiamo avuto alcun problema; tuttavia non ci siamo affidati al caso, ma abbiamo organizzato il pranzo in anticipo tramite il nostro tour operator.

La fabbrica dei tessuti di loto

Preziosi fiori di loto

Nel pomeriggio abbiamo visitato una fabbrica di tessuti, in cui viene lavorato il loto. E’ stato davvero affascinante vedere come viene ottenuto il pregiato tessuto, estratto dal fiore del loto. Le fibre che danno vita al tessuto, vengono estratte manualmente dal gambo del fiore. I fili vengono poi riuniti e filati, prima a mano e poi utilizzando appositi macchinari per lavorare il tessuto. Si possono ottenere tessuti al 100 per cento composti dalle fibre del fiore di loto; in tal caso si ottiene un tessuto pregiatissimo e molto costoso.

Il fiore di loto è sacro per il buddhismo e simboleggia la capacità di restare puri nonostante la corruzione che ci circonda. Tale tessuto è usato anche per produrre gli abiti dei monaci e viene prodotto in tre varianti di colore: beige (naturale), arancione e marrone. Un abito interamente realizzato con tale tessuto sfiora i 1000 dollari, a causa della lunghissima e complicata  lavorazione manuale che richiede. Di norma il filo ottenuto dal loto viene lavorato insieme ad altri filati, come la seta oppure il cotone, ottenendo tessuti dalla consistenze diverse ed anche più abbordabili economicamente.

Mandalay – 2 giorni

La bianca pagoda Myatheindan
La bianca pagoda Myatheindan

Questa sveglia all’alba è stata particolarmente dura: alle sei di mattina siamo saliti sulla barca per andare all’aeroporto e prendere il nostro volo per Mandalay. Faceva un freddo allucinante! Io mi sono messa a strati tutto quello che avevo: due paia di pantaloni, due maglie e due giubbotti. Sembravamo tutti omini michelin!

Per fortuna il barcarolo ci aveva portato anche delle coperte di pile e siamo riusciti ad arrivare senza congelare. Una volta arrivati a Mandalay, la seconda città più grande della Birmania, dopo Yangon (ma molto meno caotica) ho scoperto che mia figlia aveva la febbre alta, che per fortuna è durata poco!  

Mingun e Myatheindan

Noi abbiamo visitato i dintorni di Mandalay, in particolare Mingun e Amarapura. Mingun si trova a circa 12 km a nord di Mandalay ed è raggiungibile con una gita in barca attraversando il fiume Ayeyarwaddy. Mingun ospita la seconda campana più grande del mondo: pesa 90 tonnellate ed è posta accanto alla pagoda incompleta che l’avrebbe dovuta ospitare.

In seguito abbiamo visitato l’affascinante pagoda Myatheindan (detta anche Hsinbyume) con le sue sette terrazze concentriche. Questo luogo è davvero suggestivo: il bianco candido della pagoda, esaltato dal blu cobalto del cielo, ne fanno l’icona di Mandalay.

Amarapura, la città dell’immortalità

U-Bein’s Bridge
U-Bein’s Bridge al tramonto

Nel pomeriggio ho raggiunto Amarapura, che significa “Città dell’immortalità”. Sono stata l’unica del gruppo a partecipare a questa escursione ed ho avuto l’onore di avere la guida a disposizione solo per me! Amarapura, che si trova a circa 11 km a sud di Mandalay, è stata l’antica capitale del Myanmar, ma non è rimasto quasi nulla degli antichi fasti. L’attrazione principale di Amarapura, nonché uno dei siti più fotografati della Birmania, è l’ U-Bein’s Bridge. E’ un ponte pedonale in tek lungo circa 1,2 Km, che attraversa le acque del lago Taungthaman.

Il momento più suggestivo per attraversare il ponte è sicuramente l’ora del tramonto; noi abbiamo trovato moltissima gente che passeggiava. Gente del luogo che attraversa il ponte a piedi o in bicicletta, monaci con abiti dai colori sgargianti, venditori di cibo ed animali. Il modo migliore per godersi appieno il tramonto e per fare meravigliose fotografie, osservando da vicino la struttura del ponte, è però quello di noleggiare una barca.

Guardare il ponte che si stagliava nel cielo infuocato mentre navigavo placidamente sulla mia barchetta di legno è stata un’emozione davvero forte; sono stata anche fortunata perché, nonostante la giornata fosse stata nuvolosa, il sole ha fatto capolino proprio per regalarmi un tramonto meraviglioso… grazie Universo!

Bagan – 2 giorni

bagan birmania con bambini
Uno dei templi di Bagan

Quest’area archeologica, che si trova a 190 km a sud di Mandalay, si estende per 42 km quadrati ed è ricoperta da circa 5.000 magnifici e misteriosi stupa e pagode dell’era antica. La pianura è caratterizzata da una miriade di templi, tutti collegati tra loro da una vasta rete di stradine e polverosi sentieri. Il modo migliore per visitare le rovine è quello di percorrere in calesse le strette strade che collegano alcuni dei templi e delle pagode più famose delle zona.

Da non perdere, tra i tanti,  il tempio Anada, un capolavoro di architettura la cui forma ricorda la croce greca e Anada Okkyaung, un monastero in mattoni con pitture del XVIII secolo. Il giro in calesse è stato super apprezzato anche dai bambini, che si sono divertiti un mondo a sfrecciare tra le rovine in un carretto trainato da un cavallo!

Il tramonto a Bagan

 Bagan al tramonto
Mongolfiere a Bagan all’alba

Un consiglio per godersi un tramonto meraviglioso sulle rovine di Bagan? Salire sulla torre di osservazione Nan Mynt, che è un ottimo punto panoramico per vedere la vastissima distesa di stupa e pagode che si stagliano nell’orizzonte infuocato. Si può salire sulla torre tramite le scale esterne, oppure in ascensore. Nel punto più alto c’è anche un bar che serve ottimi cocktails!

Un altro modo per godersi il tramonto a Bagan, anche se non sulle rovine, è quello di fare un giro in barca sul fiume Irrawaddy: all’arrivo il nostro “barcarolo” ci ha fatti scendere in una bella spiaggia dove ci ha servito un ottimo aperitivo homemade davanti ad un bellissimo tramonto: cosa chiedere di più?

Ngapali – 5 giorni

spiaggia di Ngapali
Tramonto sulla spiaggia di N spiaggia di Ngapali

Dopo l’ennesima sveglia all’alba per prendere l’ennesimo volo interno, abbiamo finalmente raggiunto il mare! Per rilassarci abbiamo scelto la spiaggia di Ngapali. Nonostante il mare non sia limpido come nella vicina Thailandia, tuttavia il soggiorno è stato estremamente piacevole. L’hotel in cui abbiamo soggiornato (Amata Resort) è molto bello e la spiaggia è bianca, lunga e contornata dalle palme, adattissima per fare delle lunghe passeggiate. Un luogo perfetto per le famiglie con i bambini.

Altra cosa da segnalare: sulla spiaggia ci sono molte “Spa” in cui vengono fatti massaggi di ogni tipo per pochi dollari… noi ne abbiamo approfittato. Da provare il massaggio ai piedi. Bello tosto. Unica accortezza: portatevi il vostro telo, perché in queste Spa ruspanti gli asciugamani non vengono di certo cambiati tra un cliente e l’altro! Per la sera ci sono tanti ristoranti carini e puliti in cui cenare, senza dover per forza restare in albergo. Tra questi segnalo il ristorante “Enjoy”.

Nella parte occidentale della spiaggia c’è un villaggio di pescatori che merita una visita. Vi accorgerete di essere arrivati se non altro per il fortissimo e pungente odore di pesce! Infatti i pescatori mettono il pesce ad essiccare al sole sulla spiaggia sopra dei teloni blu.

Paradise beach

Paradise beach birmania
La splendida Paradise beach

Segnalo una bella gita da fare in giornata: si parte al mattino verso le 9, salendo sulle ormai tipiche imbarcazioni in legno coloratissime. Sono previste varie soste in svariati punti per pescare con un amo da pesca rudimentale distribuito a tutti i partecipanti (io non amo fare del male agli animali, quindi mi sono categoricamente rifiutata di pescare!) ed anche una sosta per lo snorkelling. Poi si arriva finalmente a Paradise beach: una spiaggia carina e isolata in cui viene servito il pranzo a base di pesce. Una bella idea per trascorrere una giornata diversa!

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